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Martina Franca è
già avvolta da un primordiale freddo autunnale che la rende
ancora più suggestiva e il teatro Verdi, il cui foyer è già in
parte occupato da persone che attendono di entrare, si appresta
ad ospitare il primo appuntamento di questa importante rassegna.
Pasquale Mega, anima organizzatrice della rassegna che prende
nome dall'associazione promotrice, Antiphonae, non nasconde una
certa lecita tensione stemperata comunque dalla sua consueta
gentilezza e simpatia nonchè dalla consapevolezza di svolgere
con passione e professionalità un servizio molto importante e
gradito alla comunicatà non solo martinese ma anche della
provincia.
Rava è già nel suo camerino ed ha appena temrinato il
sound-check. Aggirarsi nel back-stage di questa prima consente
di assaporare l'odore dell'adrenalina dei musicisti condita dal
frastuono della platea che sembra così lontano rispetto al
vissuto delle quinte.
Il primo a fare ingresso è Petrella, schivo e molto concentrato,
schizza letteralmente verso il suo camerino senza dare
confidenza ad alcuno. Arriva Andrea Pozza che sorride con
dolcezza e simpatia disarmante e si reca, lento pede, anche lui
verso i camerini. La sua calma e tranquillità traspaiono
immediatamente, una tranquillità tanto seriosa quanto calorosa.
Poco dopo, in contemporanea, giungono Rosario Bonaccorso e
Roberto Gatto. Entrambi hanno una tranquillità più sicura.
Il piccolissimo corridoio di transito verso i camerini pulsa di
maggiore vita: i quattro s'intersecano, quasi scambiandosi le
rispettive allocazioni; si scambiano battute, parlano del più e
del meno. Il gruppo poi si compatta intorno al leader,
confabulano, scherzano. L'ambiente pra appare molto disteso e
sereno ma non tralasciando la concentrazione.
Anche Pasquale Mega è preso da tale preparazione, da tale
training autogeno e coordina il service ed il personale
invitando loro alla massima concentrazione.
L'apertura della bella ed importante rassegna martinese è
imminente. Il brusio in sala si acuisce e ciò lascia comprendere
come vi sia "il tutto esaurito" nel teatro.
Il quintetto inizia la sua fase di training autogeno: cala un
voluto mutismo tra i quattro spezzato solo da alcune note della
tromba di Rava che riscalda lo strumento. Roberto Gatto apre la
fila del quintetto, ormai è tutto pronto, Pasquale Mega
introduce, con una certa emozione, l'Enrico Rava quintet.
Si staccano subito i fiati di Rava e Petrella che disegnano le
dolci armonie dei brani di "Easy Leaving", ultimo lavoro del
trombettista, supportate dall'intelligente forza pianistica di
Andrea Pozza.
Da Sand a Drops, passando per Cromosomi, Rava conduce il
pubblico entusiasta attraverso il suoi suoni, attraverso il suo
percorso musicale. Percorso vissuto e condiviso da tutto
l'ensemble, con un poderoso Roberto Gatto e l'incessante moto di
Rosario Bonaccorso.
Petrella ci mette l'anima: è difronte al pubblico pugliese, al
suo pubblico (è barese) e non vuole tradire le aspettative. Rava
spesso esce di scena per lasciare al trombonista lo spazio
musicale che questi assorbe con tutta la sua tecnica e giovane
irruenza. Fuori di scena Rava è sereno, concentrato, scambia
anche qualche battuta, richiede qualcosa "di più" al service, al
fine di migliorare il suono.
Poi il quintetto esegue uno standard d'eccezione: My funny
valentine, con tanto ardore, con il cuore. Ognuno da il meglio
di sé stesso, senza risparmiarsi. Rava (e pensare che ci aveva
detto che non l'avrebbe mai suonata!) intona la sua voce che
tocca il profondo dell'anima.
Il quintetto esce di scena, letteralmente travolto dagli
applausi del pubblico che ne invoca il rientro. Tutti i
componenti si stringon attorno a Rava che con una involontaria
mano sul cuore, dice: "facciamo Poinciana così li facciamo
cantare...". E senza alcuna premeditazione la band torna sul
palco donando a noi tutti il calore del brano di Simon-Bernier.
Uno standard avvolgente, illuminato dal dettare di Rava e
Petrella nonché dalle note di Pozza. Rava gioca con il pubblico
invitandolo ad una estemporanea prova di canto. Divide le
tonalità degli uomini da quelle delle donne alternandone
l'esecuzione. Il pubblico si entusiasma ed esegue perfettamente
quanto il loro direttore impone. L'ambiente, già caldo per
l'intera performance, diventa incandescente: è in piedi, canta
ed applaude i cinque musicisti presenti sul palco.
L'affiatamento della perfetta sessione ritmica Gatto –
Bonaccorso sorregge benissimo il gioco.
Il quintetto viene sommerso dalla gente che invade il back-stage
per poterli ringraziare, solo per quello. E' una scena, anzi
tante scene, tutte bellissime, ricche di pathos. Rava risponde a
tutti con il sorrido, sempre con una vitale e contagiosa
energia.
La rassegna organizzata dall'associazione Antiphonae ha previsto
per ogni appuntamento, un doppio set.
Prima dell'esibizione dell'Enrico Rava quintet, sul palco
abbiamo avuto il piacere di ascoltare un consolidato duo tutto
barese: Gaetano Partipilo(sax) e Mirko Signorile (piano), il
Telepathy duo. Infatti, i due musicisti, oramai, si conoscono a
memoria anche nelle reciproche improvvisazioni.
Il viaggio medianico-musicale si snoda attraverso le sonorità
tipiche del duo e del lavoro di Partipilo con gli Urban Society,
combo formato anche dall'ottimo Pasquale Bardaro al vibrafono,
dal talentuoso Giorgio Vendola al contrabbasso, dall'eclettico
Massimo Greco alla tromba e percussioni e dal robusto drumming
di Vincenzo Bardaro. Suggestiva l'esecuzione del classicissimo
Tu vò fa l'americano del grande Carosone, sapientemente
arrangiato da Partipilo e contenuto nell'ultimo album degli
Urban Society, Basics. |